Ieri sera, o meglio questa mattina presto, si è conclusa la 66° edizione del festival di Sanremo che ha visto trionfare gli Stadio.

Un successo mediatico, quello del Festival, che non veniva ottenuto dal lontano 1994, con uno share del 49,7%,pecora-nera (Rid) quindi, se la matematica non è un’opinione, un italiano su due davanti al televisore in queste serate di programmazione del festival, lo ha guardato.

Adesso fate un esperimento: chiedete ad amici, conoscenti o a chiunque vi capiti a tiro se ha guardato il Festival, la risposta sarà sempre la stessa: “Sanremo? Non l’ho mai guardato!”. Ma come? Se un italiano su due l’ha guardato dove sono questi spettatori? Ma apriamo un po’ la visuale. Dopo aver vinto le elezioni, dalla nomina del Sindaco del più piccolo paese d’Italia per arrivare alle elezioni presidenziali italiane nessuno e dico nessuno dirà di aver votato il vincitore…. e ci si domanda perché? Perché? Forse è più facile rimanere neutrali, nell’ombra, non dichiararsi apertamente, restare unanimi nella massa in cui ci si trova. Siamo in un era dove l’individualità, l’avere idee proprie e pensare con la propria testa sembra essere un difetto più che un pregio. Dobbiamo essere simpatici sui social, farci vedere impegnati con “frasone” dette da persone famose (che magari prima di averle a tua volta copiate da qualcun altro non se ne conosceva neanche l’esistenza), bisogna essere uguali al branco, non ci si può permettere di dire quello che si pensa altrimenti si perde di popolarità, allora si mette “je suis Charlie” o la bandiera francese, si diventa un tutt’uno o meglio un “tutti uguali con tutti”.
Stiamo perdendo l’individualità, il sacrosanto diritto di poter dire cosa si pensa, ma non perché vietato dalla legge, ma da qualcosa di più alto: la paura di essere diversi, di rimanere soli; che ironia restare soli su facebook, dove si hanno amici mai visti che probabilmente mai vedrai di persona, ma che il social ti affibbia come amici.

Si io ho visto Sanremo, l’ho seguito ed ho ascoltato i cantanti in gara, non so se questo farà di me un emarginato, ma di una cosa sono sicuro che metà degli italiani l’ha guardato e quindi tanto diverso non sono o per lo meno se c’è una diversità è che io non mi vergogno delle mie azioni, di quello che guardo in tv o che partito voto, anche e, sopratutto, per rispetto di chi prima di me ha combattuto e lottato per la libertà di pensiero e parola, un dono inestimabile che non sarà questa società malata di social a farci dimenticare.

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