martedì 24 Novembre 2020

SIAMO TUTTI CONNESSI

di Alessandra Hropich scrittrice per Bibliotheka Edizioni

Internet indubbiamente ci offre la possibilità di comunicare con il mondo. A volte penso a quanti mi scrivono dall’America delle bellissime e mail, è stupefacente pensare a quanto viaggi la nostra connessione.

Per chi, come me, è abituato a comunicare, poi, internet sembra assolutamente vitale. I social network invece nascono con la precisa intenzione di metterci in relazione gli uni con gli altri. Ma, come spesso accade, si va oltre le aspettative utilizzando male lo strumento stesso. Una volta che si conoscono tante persone, ci si sente membro di una grande comitiva seppur virtuale. Lo strumento di aggregazione che dovrebbe essere il social network, finisce però con l’isolarci anche a livello psicologico. Molte persone poco inclini alla comunicazione di persona, scelgono il social per confidarsi.

Io stessa ho un bel numero di amici sul mio profilo Facebook che preferiscono parlare sempre e solo in privato. Con il tempo, sono divenuta, per molti, l’ amica e confidente, questo è molto bello. Ma ci sono alcuni che utilizzano il profilo Facebook esclusivamente per nascondere la loro vera identità, persone spesso insicure che, dietro uno schermo, riescono a parlare raccontando anche le cose più inverosimili. Ecco come non dovrebbe mai essere utilizzato Facebook, così come gli altri social. La nostra società si è ridotta a comunicare tutto via internet, del resto basti guardare in strada, in treno, in autobus e ovunque, è impossibile non notare persone di qualsiasi età con il viso sullo schermo del cellulare o tablet. Per non parlare di quelli che girano con le cuffie come se fossero gli addetti stampa della Casa Bianca. Uomini, donne e ragazzi super tecnologici che non parlano quasi più dal vivo ma chattano.

Il problema di tutto questo deriva non tanto dal connettersi quanto dalla dipendenza che crea. Ho letto di recente su un giornale di disturbi del sonno collegati all’uso continuo di strumenti per navigare in internet in qualsiasi modo. Persino nei bar, noto coppie con tablet e/ o telefono, impegnate con il viso ciascuno sul suo schermo. La società dei pazzi, questo sembra, in cui ognuno non cerca più il dialogo vero con le persone per dialogare con uno schermo che offre ben poca realtà e molta immaginazione. Credo che se la connessione si interrompesse per una settimana ne guadagneremmo tutto perché, per un breve periodo torneremmo ad accedere il cervello staccando il viso dallo schermo. Ne guadagnerebbero i rapporti umani ed in giro vedremmo, seppur per poco, meno zombi incollati sullo schermo del telefono.

Noto la gente che ti guarda in giro con l’espressione stranita di chi vorrebbe dire: “che guardi, umano che non sei altro, non vedi che sono connesso?” per concludere poi con le coppie che esprimono il loro amore tutto a suon di foto su fb. Non riesco a concepire un bacio immortalato e pubblicato su un social. Non si comprende più dove finisce il virtuale e dove comincia la vita reale?

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