di Alessandra Hropich scrittrice per Bibliotheka Edizioni

Tutti diciamo e chiediamo la libertà, quale bene supremo che ci fa sentire felici ma la libertà è una dolce chimera. Se ci si sposa non si è liberi perchè, come è logico che sia, l’uno deve statua-libertarendere conto all’altro di quello che fa e di quello che pensa, anche a costo di mentire. La libertà di pensiero esiste come mero principio ma guai ad esprimerlo. Se in un luogo pubblico, qualcuno esprime le idee proprie, lo può fare a patto che, quelle idee siano identiche a quelle degli altri, cosa praticamente impossibile. Pochi sono coloro che si permettono il lusso di dire quello che vogliono, ovviamente pagando il prezzo di una certa libertà. Quanti vengono definiti pazzi o esauriti non appena esprimono un’idea innovativa o originale? Tantissimi.

Per questo, quando sento qualcuno dire: “dico quello che penso perchè siamo in democrazia”, sono convinta che non abbia capito davvero cosa sia la democrazia o la nomini per il solo piacere di farlo. In una società in cui, se vai controcorrente, a livello di pensiero, tutti ti danno del pazzo, sfido io quanti vorranno incorrere in questo assurdo incidente. Si aggiunga poi che davvero non vedo molta originalità neppure da parte dei ragazzi di esprimere un pensiero fuori dal coro, ovviamente, non riguarda tutti ma molti.

Ma allora, di cosa siamo liberi? Sembra solo di pensare, chiusi in una stanza, senza nessuno e, soprattutto senza rivelarlo agli altri. Ma un pensiero non rivelato è come un desiderio mai esternato, è qualcosa che viene tenuto per noi stessi, è una vera tristezza e fa male alla salute. Senza voler sconfinare in altri ambiti, poi, c’ è da dire che deve essere valutato, in molti casi come si deve dire una cosa, la stessa cosa detta in un modo o nell’altro può cambiare del tutto significato, allora vi sono in alcune strutture apposite a certi livelli, con dipendenti che si occupano della comunicazione in modo da plasmare ogni pensiero espresso da un determinato personaggio pubblico.

Ovvio che anche un personaggio pubblico, se ha intorno a sè, personale che scrive cosa e come deve parlare, diventa quasi una sorta, lui stesso di burattino nelle mani dello staff.

Si dice che il nostro destino lo creiamo noi per un buon 10% e il resto dipenda da come diciamo le cose, un bel problema, nasciamo “animali sociali” ma non necessariamente esperti comunicatori. Tutto questo per dire che, se si vuole avere delle buone relazioni, bisogna sapersi affermare con una certa dose di adeguata comunicazione che implica una certa moderazione nell’esternazione del pensiero. Se poi ci soffermiamo su quelle che sono le relazioni parentali o amicali, il discorso cambia ma sempre senza concedere all’altro la possibilità di esprimersi liberamente.

Avendo una discreta conoscenza delle relazioni umane, posso dire che non vedo in giro molte coppie in cui uno dei due sembra libero di pensarla diversamente dall’altro. Tra moglie e marito, noto quasi una sorta di lavaggio del cervello di uno dei due nei confronti dell’altro, conosco molte coppie ove addirittura il marito non saluta me o qualcuno di  mia conoscenza già solo per non dare un dispiacere alla moglie. Mariti che pensano sia meglio fingersi distratti o scostanti in modo da non suscitare nelle loro donne, ridicole gelosie. Mi sembra una sorta di schiavitù nella coppia ma è quello che noto da anni. Coppie assurde in cui vige una certa severità da parte di alcune donne che tengono o cercano di farlo, sotto controllo i mariti.

Alcuni uomini sembrano indossare la “cintura di castità” del pensiero quando sono insieme alle loro compagne.

Quest’ultimo atteggiamento, riguarda più la gelosia ma, per gelosia, non si può indirizzare il pensiero del marito, questo vuol dire non farlo sentire libero. Uscendo dall’ambito familiare, potrei parlare di tanti altri ambienti in cui, la libertà, sembra un concetto molto astratto. Gli ambienti di lavoro in cui si creano branchi veri e propri, dove, chi la pensa diversamente, viene messo in un angolo, reo di aver un pensiero autonomo e non in assoluta sintonia con il resto del gruppo. Negli ambienti di lavoro, poi si arriva a delle vere e proprie guerriglie nei confronti del singolo che non è associato agli altri. Nella cerchia degli amici, si deve, lo stesso non essere distanti dalle opinioni del gruppo, ci risiamo.

Soprattutto tra i più giovani vi è una diffusa insicurezza, opinione di diversi Sociologi, per cui li vediamo in strada o a scuola vestirsi in modo simile, persino parlare o gesticolare in modo simile, per il terrore di essere esclusi dal gruppo di riferimento che può essere la scuola o la comitiva o qualsiasi altro contesto. Naturalmente, questi stessi ragazzi dai comportamenti omologati, non esprimeranno mai un pensiero diverso dagli altri, anche nel loro caso, quindi, la libertà di pensiero, va a farsi benedire in nome dell’accettazione da parte degli altri.

Analogo discorso vale per i social ove il proprio pensiero può essere espresso senza trascurare eventuali denunce per diffamazione. Allora, salvo eccezioni, molti si esprimono senza dire davvero quello che pensano.

Ma allora se volessimo dire su un social cosa pensiamo di qualcuno che non si comporta bene? Possiamo farlo se abbiamo un buon avvocato pronto a tirarci fuori dai guai.

Per questo, quando sento qualcuno ancora dire che la libertà è un valore costituzionalmente garantito, sorrido.

La Costituzione c’è e confido nelle buone intenzioni del Legislatore ma non nelle inte della società.

 

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