PONT CANAVESE – I consiglieri di Uniti per Pont, Paolo Querio e Vincenzo Lechiara durante l’ultimo consiglio comunale del quinquennio 2010-2015, hanno espresso alcune dichiarazioni di saluto. Le riportiamo qui, integralmente.

PAOLO QUERIO:

QUERIO“In quest’ultima riunione del Consiglio comunale uscito dalle elezioni amministrative del marzo 2010 voglio fare alcune considerazioni. Innanzitutto ringraziare, assieme al collega Vincenzo Lechiara, coloro che allora hanno dato la fiducia al sottoscritto e alla lista di Uniti per Pont: oltre 500 voti per un “mezzo sconosciuto”  (come si diceva di me cinque anni fa) che si presentava per la prima volta al giudizio degli elettori. Che sommati al risultato ottenuto dai colleghi di opposizione “Insieme si può” hanno fatto pendere la bilancia a favore dei contestatori piuttosto che dei sostenitori dell’amministrazione che ha governato Pont dal 2010 al 2015. So bene che le posizioni e le azioni dei gruppi di opposizione sono state talvolta criticate, specie nel caso in cui si è votato a favore del bilancio comunale: ma ritengo che questo sia il minimo di un comportamento responsabile nei confronti dei cittadini. Anche perché nell’ultimo bilancio le opposizioni avevano dato il loro contributo alla  stesura, offrendo suggerimenti che sono stati accettati: votare contro ciò che avevamo proposto sarebbe stata un controsenso. Noi di “Uniti per Pont”, inoltre, abbiamo anche apprezzato il comportamento tenuto in occasione della formazione dell’Unione montana o quando si è approvato l’accordo con la famiglia Bertoldi per la vicenda dell’ex Conceria di fronte al ponte della Feiteria. L’essere sempre contro per partito preso non porta a nulla: meglio un dialogo, anche se aspro, che bada più al bene pubblico che ai successi di immagine, che non danno risultati concreti.

E veniamo alle riflessioni. L’attuale amministrazione ha distribuito un opuscolo in cui elenca le cose previste dal programma elettorale e le cose fatte. Sicuramente gran parte delle promesse sono state mantenute, ed è giusto darne atto.  Però alcune osservazioni vanno fatte.

1) La Torre Tellanda. Premesso che il Comune aveva tutte le ragioni dalla sua parte, il comportamento verso l’anziana (nonché combattiva) ex proprietaria non ha certo dato lustro all’immagine di Pont: molte le critiche per quegli inutili atti di forza che si sarebbero potuti evitare.

2) La piazza Craveri. Dal momento in cui è stata scelta la nuova disposizione fino all’inizio dei lavori avevamo chiesto, non solo noi, di intervenire con modifiche che rendessero il traffico meno difficoltoso, specialmente per i passaggi di camion e pullman: ad esempio si era proposto di ampliare la sede stradale rispetto al corpo centrale. Ma non è stato accettato.

3) L’Ufficio tecnico. Ho ritenuto, e ritengo ancora, che in una pubblica amministrazione le mansioni di controllato e controllore vadano affidate a persone distinte, malgrado la legge preveda la commistione di incarichi politici e incarichi amministrativi per Comuni sotto i 5 mila abitanti. Una questione di principio, perché il cittadino, quando lo ritiene, deve avere la possibilità di difendersi contro l’amministrazione. Senza contare che la sovrapposizione di mansioni mette in discussione invece quelle leggi che distinguono nettamente le posizioni politica e amministrativa. Son leggi che non si capisce perché esistano visto che nessuno le fa osservare e forse era meglio se Calderoli le avesse “semplificate”:  ma si sa che di solito, in Italia, le leggi si interpretano e non si applicano.pont-canavese-municipio

4) Convenzioni con i privati. Diverse opere sono state portate a termine grazie a convenzioni con privati, i quali avrebbero dovuto pagare una tassa annuale per l’occupazione di suolo pubblico: per esempio i muri che dal Monumento ai caduti proseguono fin sotto la Lea, sono il frutto di un accordo con la società  che per altri cinque anni manterrà il distributore in piazza Craveri. La stessa situazione si è ripetuta per l’asfaltatura di un pezzo di via Orco e per la sistemazione dell’area presso i campi sportivi. Ora, se il Comune ha realizzato comunque le opere, c’è da registrare che si è privato di entrate certe che sarebbero potute finire a bilancio e che forse sarebbero servite in situazioni più urgenti.

5) Via (o ex via) Marconi. Come minoranza non abbiamo avuto voce in capitolo. Colgo l’occasione per esprimere il mio dissenso verso la scelta fatta di cambiare un pezzo di via Marconi in via cavalier Modesto Sandretto. Non tanto perché io abbia personalmente qualcosa verso la famiglia Sandretto: la mia vita lavorativa si è svolta in altre situazioni e, per quel che mi riguarda, i Sandretto non sono altro che imprenditori che hanno fatto i propri interessi. La mia posizione è più di principio. Mi sembra poco proficuo  intitolare strade sull’onda delle emozioni, e ritengo che le intitolazioni alle persone vadano deliberate per chi è defunto almeno da trent’anni (se non da 50 anni), quando le passioni di parte si sono affievolite  e subentra un minimo di capacità di ragionare sulle cose con il giusto distacco. E ritengo che, al di là dei dettami di legge, oltre al Consiglio comunale, anche la popolazione vada coinvolta. Altrimenti si rischia di finire in un ingorgo di pro e contro da cui non se ne esce.

Devo fare una annotazione finale. A Pont c’è una  piazza Craveri (proprietario di fucine nel XIX secolo), una via Busi (che quasi nessuno sa chi sia….), una via Bertoldi (fortemente sponsorizzata, negli Anni 80 dello scorso secolo, da una parte degli operai e dai socialisti), un parco Mazzonis (rappresentante di una famiglia che avrà fatto molto per Pont, ma che ha avuto esponenti “duri” verso i lavoratori): tutte persone che hanno rappresentato la parte, diciamo così, “padronale” del mondo del lavoro.  Però, in coda a tutto questo inchinarsi verso il potere (soprattutto economico), mi viene un’osservazioni amara. Mi fa specie che Pont, paese che ha avuto  grandi fabbriche e migliaia di operai, che ha vissuto lotte aspre, con le donne in prima fila,  perché fossero riconosciuti dignità e diritti a chi prestava la sua opera per vivere, nessuna amministrazione comunale e nessuna organizzazione sindacale abbia avuto il tempo o la volontà di proporre o dedicare qualcosa per i lavoratori: un pezzo di via, una piazzetta, uno slargo che ricordi almeno la loro festa, il I Maggio.”

VINCENZO LECHIARA:

LECHIARA“Questo è il mio ultimo Consiglio comunale e dopo 32 anni passo il testimone ad altri, cogliendo nel frattempo l’occasione per salutare e ringraziare chi con me ha sempre collaborato e ha contribuito a raggiungere molti obiettivi che mi ero proposto.

La mia avventura era iniziata nel 1983, quando io militavo all’opposizione nell’amministrazione guidata dal sindaco Pier Giorgio Giaccone: un duro tirocinio che mi è servito per i 17 anni successivi durante i quali la coalizione di centrosinistra ha sempre guidato il Comune, prima con Giampiero Bertoli, poi  con Gianfranco Boetto (dal 1993 al 1995), quindi per due mandati con Dante Barinotto.

Sono stati anni duri, quelli dal 1988 al 2005. Non solo perché la situazione economica dava i primi segni di cedimento peggiorando un po’ alla volta, con le prime difficoltà nelle fabbriche pontesi, che preludevano all’arrivo della crisi che sarebbe scoppiata nel 2008. Ma anche perché abbiamo dovuto affrontare in breve tempo dapprima la metanizzazione del paese, poi ben quattro alluvioni: nel 1993, nel 1994, nel 2000 e nel 2002. Io allora ero responsabile dei lavori pubblici e i meravigliosi dipendenti degli uffici (ai quali va il mio grazie di cuore) sanno quanti viaggi ho dovuto fare a Torino per avere i finanziamenti che permettessero di riportare un minimo di normalità  nella vita del paese e fosse possibile risarcire almeno in parte quei pontesi che avevano perso tutto o quasi, a seguito dei disastrosi eventi. E’ un intimo motivo di soddisfazione per me vedere che il paese è al sicuro da eventuali ulteriori alluvioni a seguito dei molti lavori effettuati sui torrenti e di altre iniziative. Mi fa piacere sapere che in giro ci sono molte persone  che ancora si ricordano di quei momenti drammatici e mi ringraziano per gli interventi che allora avevo promosso.  In quel periodo in cui ero in maggioranza posso dire senza paura di smentite che mi sono prodigato al massimo per tutti, senza distinzione: ho sempre cercato di esaudire i desideri di tutti, mettendo però in primo piano le esigenze della comunità.  Sono altresì contento di essermi prodigato per le belle frazioni di Pont (Faiallo, Truch Bertot,  Truccà, Giandrè, Raie, Truch Merlin, Piangiacolin, Boetti, Bisdonio, Panier, Santa Maria, Oltresoana, per citare le principali, ma molte altre ancora)

E anche nell’ultimo decennio, in cui sono stato all’opposizione   ho sempre messo in primo piano le esigenze di Pont e dei pontesi con un particolare impegno in Comunità montana.

Chiudo ringraziando tutti coloro con cui ho avuto a che fare in questi trent’anni abbondanti di attività amministrativa, a iniziare da tutti i dipendenti del Comune, fantastici e professionali. Sono sempre stato un po’ lontano dalla teoria della politica, dalle molte discussioni e parole in cui si ritrovano presunti intellettualoidi dei massimi sistemi e ho sempre preferito il pratico fare e il contatto diretto con i cittadini. I quali mi hanno capito e mi hanno dato fiducia: e di questo ringrazio soprattutto loro.

Nel ringraziare tutti (e, mi ripeto, soprattutto le maestranze della macchina comunale) auguro ai futuri amministratori di avere successo, mettendo sempre in primo piano quello che è stato il mio pensiero-guida: l’interesse dei cittadini e di Pont.”

 

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