TORINO – Alta tensione nel carcere di TORINO, dove questa notte un detenuto straniero ha dato in escandescenza e turbato l’ordine e la sicurezza della struttura penitenziaria aggredendo un Agente di Polizia in servizio. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.Casa Circondariale di Torino

“Questa notte verso le ore 2,00, presso la Casa circondariale di Torino, un detenuto comune di origini africano, ristretto nella sezione Filtro padiglione A, ha colpito senza alcun motivo l’Agente di Polizia Penitenziaria sul naso, fratturandogli il setto nasale”, spiega il segretario generale del SAPPE Donato Capece. “Al collega ferito va la nostra vicinanza e solidarietà, ma servono ora risposte certe: sono più di dieci le aggressioni a poliziotti registrate a Torino dall’inizio dell’anno”.

Il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria torna a sollecitare il Ministro della Giustizia Orlando e i vertici dell’Amministrazione centrale “di dotare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria di strumenti di tutela efficaci, come può essere lo spray anti aggressione recentemente assegnato – in fase sperimentale – a Polizia di Stato e Carabinieri. Mi auguro che il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e il Capo DAP Santi Consolo valutino positivamente questa nostra proposta e, quindi, assumano i provvedimenti conseguenti.

Vicente SANTILLI, segretario regionale SAPPE per il Piemonte, evidenzia che, nei dodici mesi del 2014, nel carcere di Torino si sono contati “17 tentati suicidi di altrettanti detenuti, sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 54 episodi di autolesionismo (ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile, tagli diffusi sul corpo e provocati da lamette), 5 colluttazioni e 8 ferimenti”.

Capece evidenzia infine come l’ennesima aggressione nel carcere di Torino, un penitenziario nel quale oggi ci sono circa 1.300 detenuti, è “sintomatico del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. E che a poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all’altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell’esecuzione della pena nazionale, come ad esempio l’espulsione dei detenuti stranieri”.

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