RIVAROLO – Riceviamo dall’Amministrazione Comunale circa la “Città del Sole”, e pubblichiamo integralmente.

“Il complesso immobiliare “La Città del Sole”, in via Bicocca a Rivarolo, nei giorni scorsi è stato oggetto delle cronache cittadine successive alla notizia che l’amministrazione comunale sta comune rivarolovalutando la soluzione migliore per risolvere un grave impatto ambientale relativo al cantiere in stato di abbandono. Ci preme precisare che a tutt’oggi non sono stati ancora stipulati accordi definitivi con la proprietà, sono state fatte alcune valutazioni, per evitare che lo scheletro di cemento dell’immobile possa diventare una “cattedrale nel deserto”, a perenne ricordo di un passato da dimenticare.

La costruzione lasciata allo stato attuale deturpa l’ambiente e l’immagine della città.

Non comprendiamo e non condividiamo la scelta politica che ne ha permesso la realizzazione. Oggi che il problema purtroppo è evidente, dobbiamo cercare di risolverlo nel modo migliore. Il quartiere Bicocca merita attenzione e impegno amministrativo per le dinamiche sociali ed urbanistiche della città, anche il tessuto urbano limitrofo necessita di adeguata riqualificazione. Il complesso immobiliare, anche se normativamente corretto, si configura come attività edilizia convenzionata

in un’area di tipo economico popolare. L’autorizzazione a cubature eccessive e sovradimensionate (33.000 mc.) sono state scelte prive di senso logico.

Il prezzo di prima cessione, valutato otto anni fa, in € 1550 al mq, è insufficiente a sostenere oggi economicamente l’operazione. Se l’impresa decidesse di completare tutti gli alloggi (circa 160) immettendoli sul mercato ad un prezzo di 1550 €, genererebbe un grave danno al fragile mercato immobiliare cittadino e al patrimonio immobiliare di tutti i rivarolesi.

La possibile scelta di ridurre nettamente l’intervento immobiliare, stralciando circa 7500 mc e ridefinendo il prezzo di prima cessione a 1900 E/mq. (prezzo rientrante nel range stimato dall’agenzia delle entrate), potrebbe essere una scelta ponderata, anche se non ottimale, la soluzione maggiormente percorribile per poter ultimare l’immobile, ridimensionandone le cubature, evitando la sentenza del TAR a cui si è rivolta la società costruttrice.

Un’amministrazione comunale attenta ai bisogni dei suoi cittadini non può demandare la pratica amministrativa ed urbanistica alla magistratura, attendendo i tempi della stessa, deve prendere delle decisioni in tempi ragionevoli, assumendosi il coraggio delle proprie azioni.

La decisione verrà presa nel rispetto delle normative e con la massima attenzione alla legalità. La cubatura residua potrà eventualmente essere utilizzata per creare del vero social housing: un’ edilizia di qualità a basso costo, con dinamiche costruttive, economiche e sociali che non abbiano impatti ambientali, anche recuperando parte del costruito e in disuso. Questa sarà una prossima sfida, atta a perseguire gli obiettivi sociali ai quali la nostra amministrazione è particolarmente sensibile.”

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