RIVAROLO – “…Sogni in versi…” questo il titolo dell’iniziativa tenutasi a Palazzo Lomellini sabato scorso, 28 marzo, per ricordare Maria Germano, poetessa rivarolese spenta a 87 anni lo scorso 31 dicembre.

Maria Germano, Dopo il lavoro come insegnante elementare, ha rinnovato nella poesia la passione per la scrittura che l’animava sin da bambina. Le sue raccolte poetiche Un sassofono Preghiera (RID)d’oro in bocca all’anima (2005) e Pascolo Parole (2010) schiudono numerosi scorci e ricordi rivarolesi e proprio l’importanza dell’esperienza letteraria di Maria Germano rispetto alla Città che è nata l’iniziativa in suo ricordo.

Dopo i saluti del Sindaco Alberto Rostagno e dell’Assessore alla Cultura Costanza Conta Canova, è stato proiettato il video Movimenti dell’Anima, intervista a Maria Germano realizzata nel 2005 da Corrado Borello. Alla proiezione sono seguiti diversi interventi: Nazarena Braidotti, Adolfo Camusso, Mauro Corneglio, Nando Elmo, Franco G. Ferrero, Orsola Mundula e Germana Peritore, ciascuno dei quali nel corso degli anni ha contribuito a diffondere la poesia dell’Autrice rivarolese attraverso presentazioni, mostre, letture. Per l’occasione sono stati esposti anche alcuni acquerelli di Nazarena Braidotti, ispirati alle liriche di Maria Germano.

rivarolo-ricordo-maria-germano-2 Significativa per compiere un ritratto fedele della vita di Maria, è stata la relazione di Adolfo Camusso:

“L’opera poetica di Maria Felicita Germano, nata e morta a Rivarolo, è fortemente legata al paese natale. Altri parleranno su questo aspetto; io intendo presentarla come “cittadina del mondo”.

La sua poesia descrive luoghi, persone, sentimenti, stati d’animo; è fonte di serenità alla lettura e all’ascolto; nasce dopo intensa elaborazione mentale, maturata con il tormento di dolori fisici e sofferenze morali.

È personalissima, straordinariamente ricca di musicalità, contenuti, sfaccettature, autoironìa e, soprattutto, possiede alta valenza estetica.

È stata evidenziata sinora, oltre al legame al territorio e alla natura, la componente erotica, fortissima, ma molto casta; rimarcherei anche l’intensa religiosità, fortemente vissuta, ispirata al messaggio evangelico di Gesù, l’amore.

Nata da genitori di origine contadina sposatisi giovanissimi (“… 39 anni in due…”), eredita dalla madre, operaia, il gene della poesia, e dal padre, giardiniere, quello della musica e l’amore per la natura e i fiori.

Aspettano il fuoco (RID)Ha ricevuto un’educazione famigliare severa, completata con la frequentazione dell’Istituto delle Suore Orsoline per il conseguimento del diploma. La diciottenne maestrin-a dël canton, reduce da Roma, dove ha partecipato al concorso magistrale, oltre alla capitale, il giorno successivo visita Firenze e i suoi tesori d’arte. L’attende a casa una dura reprimenda.

Nel ’46, a poca distanza dal suo matrimonio con Gianni, con il quale vivrà un appassionato reciproco rapporto per più di mezzo secolo, muore il padre, quarantaduenne.

Si accentua allora la rigidità del carattere della madre, rimasta sola. Da poco era fallita l’azienda del suocero, che non sopravvive. Dopo un inizio in alcune scuole del Canavese si trasferisce con la famiglia a Rivoli, dove continuerà ad insegnare con passione e competenza, per oltre 25 anni. Un pesante e doloroso intervento chirurgico la indebolisce, impedendole il proseguimento dell’attività didattica. Non ostante i contrasti con la madre, già malata, la prende con sè, sino alla sua scomparsa, avvenuta mentre sta per rientrare con il marito nella nella casa dei genitori, a Rivarolo.

Qui, lentamente si riprende, moralmente e fisicamente, immergendosi nella natura della campagna circostante e curando amorosamente il giardino realizzato dal padre.

La poesia, sua passione fin da bambina, è la stampella a cui si aggrappa per esternare le sue confessioni, dedicate a familiari e amici, che le permetterà di ritornare, aiutata dal marito, ad una vita normale. Riprenderà contatto con amiche di gioventù, Ada in primo luogo, e stringerà rapporti con nuove persone, molti giovani, a cui dedicherà svariate composizioni.

All’inizio degli anni Ottanta per motivi professionali la incontro a casa sua, dove scopriamo un comune punto di riferimento in Celeste Ferdinando Scavini, che fin da ragazza la invogliò a scrivere e pubblicare. Nasce così una felice frequentazione, arricchita da discussioni, analisi dei suoi scritti, interessi comuni su arte e poesia.  Con altre persone, fummo assidui nel solleticare la sua timidezza incoraggiandola a elargire ad altri la delizia dei suoi scritti. Alcune sue poesie furono lette in pubblico per la prima volta da Franco Giovanni Ferrero nella nostra biblioteca nel 1989.

Diedero voce ai suoi versi: Nando Elmo; pittore, filosofo e poeta, fu il primo e, sinora, unico autore di una attenta e approfondita analisi filologica dei suoi versi; Pasqualino Siano, autore della presentazione dell’opera prima, pose Maria in contatto con alcune personalità fiorentine: un gruppo di cinque sue poesie verrà pubblicato nel ’96 con quelle di questi autori nel volume “I poeti del Chianti “; Germana Peritore con il marito Elio Guglielmetti. Tutti contribuirono a convincerla delle sue qualità.

Maria, anche attraverso il positivo riscontro alle sue letture, che eseguirà in “Salotto poetico”, a Castellamonte, curato da Franco G. Ferrero e Carlo Demarchi, è finalmente consapevole rivarolo-ricordo-maria-germano-1del valore dei suoi scritti.  Nazarena Braidotti così la presenta in un periodico torinese: “Nella sua casa di Rivarolo, macina viaggi attorno al mondo, vola sugli oceani e scrive.”

Mariuccia aveva visitato fugacemente Roma e Firenze; Venezia in viaggio di nozze. Parigi, il Sahara, Cuba, il Medio Oriente e altri luoghi rivivono attraverso il racconto o la corrispondenza di amici e familiari viaggiatori.

Nel 2005 esce “un sassofono d’oro in bocca all’anima”. 88 poesie (complete o in frammenti) su Rivarolo nel ‘900, la famiglia, le amicizie, la natura e il mondo, i ricordi dell’amato Gian, da poco scomparso, “…il suo primo interlocutore, sempre in ascolto…”,).

Esemplare la correzione delle bozze, in cui dà precise indicazioni all’editore per l’impaginazione e le correzioni (la sua è una poesia visiva particolarissima, di difficile impaginazione). Scrive: luglio 2005/ Su ogni pagina ho scritto un romanzo: sono prolissa e chiedo scusa. Ripeto qualche appunto… scusatemi, con ragione qualcuno mi manderà a quel paese…

Tre anni dopo Maria esprime il desiderio di vedere pubblicata, “prima di morire”, un’altra raccolta. Un paio di settimane e ricevo un invito di collaborazione. Mi dice: “Sono disperata, non mi raccapezzo più”. Per la prima volta, dopo decenni, ho in mano il complesso della sue poesie, scritti o fotocopiati in numerosi esemplari, migliaia di fogli dattiloscritti (pochissime le sofferte limature manoscritte). Concordiamo un riordino cronologico di 730 testi con selezione di quelli che evidenzino l’evoluzione stilistica nel tempo.

Sono stati mesi di gioia nella lettura, ma anche di pena, per la necessità di scartare una grande quantità di poesie meritevoli di far parte delle cento programmate. Al termine del nostro comune lavoro, riscontriamo che il filo conduttore delle poesie scelte, non voluto, è l’AMORE: coniugale, per la vita, la famiglia, Dio, la poesia, l’arte e la bellezza; la natura, con i fiori, i colori, gli animali; gli amici, vivi o scomparsi, i deboli, gli emarginati, i diversi.

Nasce così Pascolo parole, scritto e stampato a Rivarolo Canavese. All’occhietto, due versi nella lingua originale, tra i tanti delle 1775 poesie di Emily Dickinson, una dei due maggiori poeti statunitensi dell’Ottocento, con una vita tanto affine a quella di Maria: Dalla mia finestra/ vedo un mare su uno stelo d’erba.”

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