martedì 20 Aprile 2021

CANDIA – Il Lago di Candia compie vent’anni

CANDIA – Buon Compleanno al Lago di Candia. Il 1° marzo del 1995 con la Legge regionale 25 veniva sancita ufficialmente l’istituzione del Parco provinciale del Lago di Candia, il primo del suo genere in Italia.

L’idea di tutelare con un Parco l’ambiente lacustre di Candia era stata promossa sin dall’inizio degli anni ’90 da amministratori lungimiranti e da molti canavesani sensibili alla tutela del territorio. Vent’anni dopo il Parco è un esempio di salvaguardia per l’intero Paese: il lago e le specie che ne popolano le acque e le sponde sono stati recuperati e difesi, mentre la ricerca scientifica, le attività didattiche e la valorizzazione turistica vanno di pari passo e si sostengono reciprocamente. Le attività sportive che si svolgono sul Lago e intorno allo specchio d’acqua rispettano la fauna e la flora.

A Candia il volontariato degli amministratori del Parco e delle Guardie Ecologiche Volontarie ed il lavoro dei dipendenti della Città Metropolitana sono di esempio per i cittadini che possono fruire della meraviglia della natura. Grazie alla tutela garantita dall’istituzione del Parco, il Lago di Candia è uno dei bacini lacustri più intatti dell’intera Pianura Padana, esempio di una biodiversità tutelata in modo intelligente e sostenibile dalla devastazione urbanistica ed ambientale. I numeri dei visitatori, in costante aumento, testimoniano la validità e l’interesse suscitato dalle esperienze di tutela realizzate a Candia. Sono soprattutto le scolaresche (oltre 3.000 gli studenti in visita ogni anno) ad apprezzare la bellezza del Parco, accolte dall’associazione “Vivere i parchi” che cura, per conto e sotto il coordinamento della Città Metropolitana, la didattica ambientale.

Un lago formatosi ventimila anni fa in un ambiente unico, oggi tutelato da un SIC e dalla Rete Ecologica Provinciale

Sono trascorsi vent’anni dall’istituzione del Parco, ma sono passati ventimila anni da quando il Grande Ghiacciaio Balteo, nel suo ritiro all’interno della Valle D’Aosta, trasformò la precedente pianura in una corona di colline con una depressione centrale, colmata da paludi e laghi: Sirio, San Michele, Viverone e Candia. Gli specchi d’acqua che oggi riflettono il verde paesaggio canavesano sono accomunati dalla stessa origine ma non dal medesimo destino, perché, a differenza di altri, il Lago di Candia riverbera un paesaggio che si è mantenuto esente da eccessive interferenze da parte dell’uomo. La scarsa edificazione sulle rive e la minor pressione turistica hanno permesso al bacino lacustre di conservare notevoli condizioni di naturalità, che fanno del lago e della vicina palude una delle più importanti zone umide del Piemonte (e non solo). Ne è conferma l’inserimento fra i Siti di Interesse Comunitario ai sensi della Direttiva “Habitat” dell’Unione Europea. I quasi 350 ettari che sono tutelati dal Parco comprendono il lago, la palude e la paludetta. Situato fra il paese omonimo, Vische e Mazzè, ad una quota di 226 metri sul livello del mare, il Lago di Candia ha una superficie di 1,5 Km quadrati e una profondità media di 4,7 metri. E’ alimentato da alcune sorgenti situate lungo la costa meridionale, mentre il deflusso delle acque avviene attraverso il Canale Traversaro, zona di particolare interesse per la vegetazione.

Le specie floreali presenti sono oltre quattrocento. Tra di esse alcune varietà idrofile non comuni come il Trifoglio fibrino, l’Utricularia, la Potentilla palustre e la rarissima Violetta d’acqua (Hottonia palustris). Situato sulla rotta sud-occidentale degli uccelli migratori, il Lago di Candia è un importante luogo di sosta per i volatili svernanti e di passo. Tra le duecento specie censite v sono il Tarabuso, il Tarabusino, l’Airone rosso e la Moretta, che ha fatto del Parco uno dei principali siti di nidificazione in Italia. Sul lago insistono fin dal XVI secolo diritti di uso civico per la pesca professionale, unica fonte di sostentamento fino a pochi decenni or sono per decine di famiglie locali. Tra le specie presenti, la Carpa, la Tinca, il Luccio (oggetto negli anni scorsi di un progetto di reintroduzione), il Cavedano, la Scardola, il Persico Trota, il Persico Reale e il Pesce Gatto.

Il Parco è interessante non solo per l’ambiente lacustre, ma anche per gli spazi circostanti: boschi, canneti e prati. La presenza del Parco si pone come elemento di tutela del territorio e di possibile sviluppo dell’area. Si può visitare a piedi, in bicicletta o in barca. Un luogo comune duro a morire vuole che la tutela dell’ambiente sia in una certa misura incompatibile con le attività economiche e sociali umane e che la tutela della biodiversità, se spinta alle estreme conseguenze, provochi una reazione di rigetto da parte delle popolazioni interessate agli interventi

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