venerdì 7 Maggio 2021

IVREA – Aperto altro fascicolo sulle morti da amianto

[label style=”important”]Ascolta l’articolo[/label][audiotube id=”xt5R6hsSmkM” tiny=”yes”]

IVREA – Proseguono le indagini sulle morti da amianto all’Olivetti.

La Procura di Ivrea ha aperto un secondo fascicolo con ulteriori sei casi di morte per mesotelioma pleurico, che vanno ad aggiungersi ai 14 inseriti nel primo fascicolo, per il quale sono state accusate, nei giorni scorsi, 39 persone.

Tutti avevano ricoperto, a partire dagli anni sessanta, incarichi dirigenziali e di vertice nella società.

Tra i destinatari del provvedimento, firmato dai pubblici ministeri Gabriella Viglione e Lorenzo Boscagli, compaiono anche i nomi di Roberto Colaninno e Camillo Olivetti. Carlo De Benedetti è interessato dall’indagine nella sua qualità di amministratore delegato e presidente dell’Olivetti dal 1978 al 1996; il fratello Franco come amministratore delegato dal 1978 al 1989, di vicepresidente dal 1989 al 1992 e di consigliere di amministrazione fino al 1993; il figlio Rodolfo come consigliere di amministrazione dal 1990 al 1997; l’ex ministro Corrado Passera come consigliere di amministrazione dal 1990 al 1996 e amministratore delegato dal 1992 al 1996.

Colaninno è stato amministratore delegato a partire dal 1996. Camillo Olivetti è indagato nella veste di amministratore delegato fra il 1963 e il 1964 e di consigliere di amministrazione fino al 1981.

L’inchiesta eporediese disegna, per la storica fabbrica di macchine per scrivere fondata nel 1908 da Camillo Olivetti e poi diventata un’industria di elettronica e informatica, un panorama di violazioni nelle norme in materia di sicurezza. Il procuratore di Ivrea, Giuseppe Ferrando, parla di “carenze nella prevenzione”. L’amianto si annidava nel talco utilizzato per il montaggio degli apparecchi e soprattutto in vari punti degli stessi capannoni, fra le tubature a vista e i rivestimenti di pareti e soffitti. La manutenzione non era accurata, le fibre si disperdevano nell’ambiente e i lavoratori, privi di adeguate informazioni, non venivano dotati di mezzi di protezione personale sufficienti.

I magistrati mettono l’accento soprattutto sulla questione ritardi. Nel 1974 l’azienda formò una Commissione permanente e nel 1977 elaborò un documento sull’uso dell’amianto che però non faceva cenno all'”amianto strutturale”. Il talco contaminato venne sostituito solo nel 1986. Nel locale mensa di via Jervis, dove l’amianto era presente in “materiale friabile”, fino al 1988 e non si adottarono “misure igieniche che consentissero ai lavoratori di mangiare, bere e sostare senza rischio di contaminazione”. Non si ammalarono soltanto operai, elettricisti, addetti alla verniciatura o ai trattamenti termici: c’è anche il caso (lesioni colpose) di Bruna Luigia P., colpita da un mesotelioma “insanabile”. La donna era un’impiegata amministrativa, aveva incarichi da scrivania. A fine carriera, per esempio, lavorava al Centro Studi Olivetti.

Ma l’amianto era anche in quegli uffici, nascosto nell’intonaco.

Gli indagati, ora, possono chiedere di essere ascoltati, presentare memorie, proporre di svolgere altre indagini.

 

Leggi anche...

spot_img
spot_img
spot_img