giovedì 4 Marzo 2021

A Lanzo si curano i disturbi alimentari

LANZO – Dal 22 settembre, al termine dei lavori di adeguamento dei locali, sarà operativo il progetto dell’Unità multidisciplinare di prevenzione e cura dei disturbi del comportamento alimentare.

Nell’ambito dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) rientrano le patologie che riguardano il rapporto tra gli individui e il cibo, come l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa e i disturbi da alimentazione incontrollata (DAI).

I disturbi del comportamento alimentare sono complesse malattie della sfera psichica che portano, chi ne è affetto, a vivere con l’ossessione del cibo, del peso e dell’immagine corporea.
Il peso, tuttavia, non è un marcatore clinico obbligatorio di disturbi del comportamento alimentare, perché anche persone di peso corporeo normale possono essere affette dalla patologia.

Si tratta di disturbi che possono compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico, ecc.) e portare a morte.

Colpiscono con più frequenza le giovani donne e tendono a essere molto mutevoli, anche nello stesso individuo. L’età di esordio si è abbassata e non è raro ormai trovare forme di disturbi del comportamento alimentare anche tra bambini e pre-adolescenti.

Da “Le Buone Pratiche di cura nei Disturbi del Comportamento Alimentare”, pubblicazione promossa dal Ministero della Salute e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Gioventù, uscita nel febbraio 2014, si possono ricavare dati che aiutano a comprendere l’entità del fenomeno.

In Italia, i disturbi del comportamento alimentare coinvolgono circa tre milioni di giovani, di cui il 95,9% donne e il 4,1% uomini.

La letteratura internazionale indica che, rispetto alla popolazione generale, i casi di anoressia nervosa sono compresi tra 1,4 e 2,8% (con valori inferiori riferiti per la popolazione maschile: 0,24%), percentuale che arriva al 4% se si aggiungono anche i disturbi sottosoglia. I casi di bulimia nervosa sono circa il 5% e tutti gli altri disturbi del comportamento alimentare il 6%.

Il numero di nuovi casi in un anno sono 102 per 100.000 abitanti per l’anoressia nervosa e 438 per 100.000 abitanti per la bulimia nervosa. I disturbi bulimici sono in rilevante aumento negli ultimi decenni.

Il numero di decessi in un anno, rispetto a coloro che soffrono di un determinato disturbo del comportamento alimentare, sono i seguenti: per l’anoressia nervosa tra 5,86 e 6,2%, per la bulimia nervosa tra 1,57 e 1,93% e per gli altri disturbi tra 1,81 e 1,92%.

Alcuni studi affermano che la percentuale di utenti che afferiscono ai centri clinici con domanda di cura per disturbi del comportamento alimentare è del 27,5% per anoressia nervosa, 21,5% per bulimia nervosa e 11,4% per gli altri disturbi. Questi dati sono preoccupanti se si considerano il crescente numero di casi e l’elevato tasso di mortalità. Inoltre, circa il 60-70% delle persone con disturbi del comportamento alimentare che si rivolgono ai servizi di salute mentale ottiene risposte terapeutiche aspecifiche e non ottimizzate per la cura e la gestione dei DCA. Senza considerare la difficoltà, spesso, nell’individuare precocemente queste patologie e nel raccordare la domanda di cura e i servizi di assistenza offerti. Da qui il bisogno di creare centri dove la patologia possa essere affrontata in modo appropriato e multidisciplinare.

“Nella nostra Azienda – spiega il Direttore Generale dell’ASL TO4,  Flavio Boraso – esisteva già un piccolo gruppo di operatori, costituito da professionisti del Dipartimento di Salute Mentale e della struttura di Dietetica e Nutrizione Clinica, che si occupava con grande impegno e competenza dei disturbi del comportamento alimentare. Ma questi operatori non disponevano di una sede dedicata né di personale di supporto, per cui non esisteva un percorso di cura strutturato per le persone affette dai disturbi in questione”.

“Noi abbiamo voluto investire – continua Boraso – per creare un vero e proprio Centro aziendale dedicato alla prevenzione e alla cura dei disturbi del comportamento alimentare, perché si tratta di problemi che alterano profondamente la qualità di vita degli interessati, che spesso sono giovani, e delle loro famiglie. Peraltro, nella nostra Regione l’offerta pubblica di servizi per tali patologie non pare sufficiente ad accogliere il fabbisogno espresso, con necessità di ricorrere ai servizi privati ed extra aziendali”.

“Abbiamo assegnato una sede fisica al Centro, presso l’Ospedale di Lanzo, – conclude  – scelta legata alla tipologia di ambiente, immerso nel verde e particolarmente gradevole e luminoso. Abbiamo dotato il Centro di locali adeguati e abbiamo rafforzato l’équipe multidisciplinare, puntando su risorse già in forze all’ASL, considerato che ormai è accertato che il trattamento multidisciplinare sia il miglior approccio di cura per chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare. All’équipe multidisciplinare è stato dato mandato di predisporre un progetto a valenza aziendale che potenziasse le attività in essere e che mettesse in rete le professionalità coinvolte nella problematica. Il progetto è stato elaborato. Ed è un progetto che definisce un percorso di cura appropriato e chiaro per tutti i cittadini della nostra Azienda che soffrono di disturbi del comportamento alimentare”.

L’équipe multispecialistica dedicata alla cura delle persone affette da disturbi del comportamento alimentare è costituita da medici psichiatri, da psicologi, da medici specializzati in dietetica e nutrizione clinica esperti nel settore tra cui la dottoressa Lilia Gavassa, Responsabile della struttura di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Azienda, e da dietiste esperte nel settore. Operatori che, peraltro, possono avvalersi delle consulenze dei medici della Medicina di Lanzo, della struttura di Recupero e Rieducazione Funzionale, dell’Ostetricia e Ginecologia di Cuorgnè e della Medicina Nucleare di Ivrea. Referente aziendale e Coordinatore dell’équipe multispecialistica è la dottoressa Maria Ela Panzeca, medico psichiatra della sede di Ciriè del Dipartimento di Salute Mentale.

Per accedere al Servizio, le persone interessate, i loro familiari, i medici di famiglia o gli altri Servizi invianti, potranno prendere contatto con il servizio di accoglienza del Centro presso l’Ospedale di Lanzo, sede del Servizio. La presa in carico delle persone affette da disturbi del comportamento alimentare prevede l’accoglienza da parte di operatori appositamente formati, con accesso dalle 8,30 alle 16,30 dal lunedì al venerdì. Questi operatori garantiscono la prenotazione degli appuntamenti, ricevono le persone interessate e le loro famiglie e fungono da coordinamento tra le varie figure professionali dell’équipe, non sempre presenti contemporaneamente nel Centro.

Alla fase d’accoglienza segue la prima valutazione clinica, attraverso visite psichiatriche o nutrizionali o congiunte psichiatrico-nutrizionali, e, quindi, la definizione del progetto terapeutico individuale.

L’Unità per la Prevenzione e il Trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare definisce il progetto terapeutico individuale con l’obiettivo di mantenere la persona assistita nel proprio ambiente di vita. Si privilegia sempre, quindi, il trattamento ambulatoriale. Trattamento che può prevedere psicoterapia individuale, visite dietologiche e/o terapia dietetica, farmacoterapia, terapia familiare, incontri collettivi psicologico-psichiatrici con le persone interessate, incontri collettivi psichiatrico-dietologici con gli interessati e/o le loro famiglie, gruppi psico-educazionali, gruppi di psicoterapia espressivo-corporea, gruppi di immagine corporea e skill training (potenziamento delle abilità carenti).

Tuttavia, qualora si renda necessario, sarà assicurato il ricovero in Day Hospital nutrizionale (Ospedale di Ivrea), il ricovero in Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura – SPDC (Ospedale di Ivrea) o il ricovero in Medicina (Ospedale di Lanzo).

Il ricovero in Day Hospital nutrizionale a Ivrea è effettuato nei casi di anoressia nervosa e bulimia nervosa, quando si rendano necessari un monitoraggio e un rapporto più stretto tra dietologo/dietista e persona assistita, per la coesistenza di un rischio clinico legato, per esempio, a malnutrizione.

Anche il ricovero in SPDC a Ivrea è previsto nei casi di anoressia nervosa e bulimia nervosa, ma in presenza, per esempio, di elevata frequenza di crisi bulimiche e di abuso importante di metodi purgativi, di pesanti comportamenti autolesivi ed elevato rischio di suicidio, di elevata compresenza di problemi psichiatrici, di conflittualità insostenibile in famiglia o di mancata risposta al trattamento ambulatoriale.

Il ricovero presso la Medicina di Lanzo è limitato alle persone affette da Disturbo da Alimentazione Incontrollata, in presenza, per esempio, di aumento di peso grave, rapido e incontrollabile, con eventuale coesistenza di complicanze internistiche, di abbuffatte compulsive non più controllabili o di mancata risposta al trattamento ambulatoriale. Gli operatori della Medicina saranno formati in modo specifico.

Al termine dell’eventuale ricovero, la persona assistita ritornerà al Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare di Lanzo per una nuova ridefinizione del progetto terapeutico e per la ripresa del percorso di cura.

Poiché le utenti affette da disturbi del comportamento alimentare hanno spesso problematiche ginecologiche e del metabolismo dell’osso (osteoporosi), sono stati costruiti percorsi preferenziali di accesso rispettivamente presso l’Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Cuorgnè e presso la Medicina Nucleare dell’Ospedale di Ivrea.

Infine, ma non per ordine di importanza, è opportuno focalizzare l’attenzione sulla prevenzione. L’Unità per la Prevenzione e la Cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare, per suo stesso mandato, si attiverà per creare collaborazioni con il territorio e, in particolare, con le scuole, per proseguire un progetto di prevenzione già avviato negli anni precedenti. In quest’ottica, l’Ospedale di Lanzo potrà diventare punto di riferimento e offrire spazi per dibattiti e per momenti di approfondimento aperti alle famiglie e agli operatori. Anche con l’intervento di esperti, come psicoanalisti e sociologi, con i quali abitualmente l’équipe collabora.

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