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TORINO – Realizzata a Torino la prima compravendita immobiliare in valuta complementare.

Nuova Foto Presidente VisioTrade Spa
Cristiano Bilucaglia, Presidente VisioTrade

Immobili acquistati in EuroCrediti e non in Euro. La straordinaria iniziativa pilota ha visto protagonisti due soggetti imprese aderenti a VisioTrade Spa, l’azienda italiana leader da oltre 5 anni nel settore del baratto fra imprese, l’atto è stato curato dal Notaio Remo Bassetti, luminare italiano in materia di tutela patrimoniale.

La crisi perdura sul mercato immobiliare italiano: il primo semestre del 2014 ha fatto registrare un calo dei prezzi pari al 19%, e nella sola Firenze e Provincia la svalutazioni degli immobili residenziali e commerciali ha toccato quota 25%. Dati impressionanti, cui si aggiungono notevoli balzi in avanti nell’allungamento dei tempi per la compravendita, e questo spiega perché in un solo anno le famiglie a caccia dell’acquisto di una casa si sia pressocché dimezzato, passando da circa 730mila richieste a poco più di 320 mila.

Come racconta il rapporto fresco di pubblicazione a cura dell’Osservatorio sul Mercato Immobiliare, luglio 2014 curato da Nomisma e relativo a 13 grandi città (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Venezia). Senza dimenticare un altro fattore importante, che concorre a ridurre la liquidità degli immobili in vendita: vale a dire lo sconto medio applicato sul prezzo richiesto. Ed ecco allora emergere sempre con maggiore evidenza nuove forme di pagamento per consentire all’edilizia, primo motore dell’economia nazionale, di far fronte alla recessione. Al via dunque le compravendite in valuta complementare, le nuove monete attuate dai circuiti di corporate barter, baratto fra imprese, di cui VisioTrade Spa, primo promotore in Italia, è leader di settore. ‎Il progetto si è avvalso delle competenze di Luca Salerno ‎del Management dell’Azienda, esperto nel settore immobiliare.

Un’idea nata da Luca Salerno del Business Management dell’Azienda. Il valore del bene immobile non viene più corrisposto in Euro, bensì in Eurocrediti, la moneta complementare che determina l’importo dei crediti commerciali maturati da chi vende e da quest’ultimo spendibili a proprio piacimento in un mercato privato parallelo – in cui prendi ciò che ti serve pagandolo semplicemente con ciò che produci – che comprende il 90% delle categorie merceologiche presenti in Italia e rappresentato da circa 3.000 aziende di ogni genere e tipologia. “Quello effettuato a Torino è il primo trasferimento di un immobile interno a un circuito di corporate barter che sia stato qualificato come tale – spiega il Notaio Remo Bassetti. – In passato c’era stato qualche atto, ma aveva trattato il barter come una compravendita più o meno comune, senza cogliere l’assoluta particolarità del fenomeno, e questo portava con sè alcune conseguenze spiacevoli e talvolta persino la probabile nullità dell’atto. Il contratto appena stipulato contiene una lunga introduzione esplicativa, che dovrebbe evitare fraintendimenti, anche da parte degli uffici pubblici. Il corporate barter può diventare una chiave interessante, dunque, anche per il settore immobiliare, ma non ne escluderei l’impiego in altri casi di rilievo, ad esempio in materia societaria. Va da sè che il contratto appena fatto è una prima pietra. Al giurista è richiesto un continuo approfondimento di queste figure nuove e anche la capacità di individuare la specificità di ogni singolo caso”. Gli fa eco Cristiano Bilucaglia, Fondatore e Presidente di VisioTrade Spa. “In un momento in cui il denaro latita e non produce più scambi, il baratto fra imprese mette in relazione esigenze e opportunità in modo chiaro e veloce, evitando perdite di tempo che si traducono in perdita di chances, affari mancati, lucro cessante e conseguente svalutazione dei beni prodotti e posseduti – dichiara l’imprenditore. “La piattaforma VisioTrade Spa è oggi riconosciuta a livello nazionale quale strumento di pagamento sicuro ed efficace, e permette incrementi di fatturato e benessere per chi ne usufruisce, generando un PIl altrimenti diversamente possibile e ridando vita alla filiera”, aggiunge. Per poi concludere: “Un costruttore che vende un immobile in valuta complementare matura crediti commerciali con cui acquistare a sua volta materiali edili per terminare altri cantieri, producendo business e svincolandosi dalla rigida egemonia del credito bancario, oggi sempre più strumento di controllo finanziario e non più mezzo di scambio alla pari”.

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