MONDIALI – A Belo Horizonte stava per concretizzarsi una tragedia nazionale, invece a passare dopo i rigori è stata la squadra di casa, che probabilmente non lo ha meritato.

brasile cileJulio Cesar  ha parato i tiri al dischetto di Pinilla e Sanchez (proprio lui, fino a quel momento in migliore in campo) e ha visto finire sul palo il penalty decisivo, di quello Jara che era stato anche il ‘marcatore al contrario’ della partita, con l’autorete sul tentativo di impedire la conclusione aerea a David Luiz su azione da calcio d’angolo.
L’arbitro, probabilmente, ha sbagliato nella ripresa, annullando un gol al Brasile che lo aveva segnato con Hulk: il n.7 si era aggiustato il pallone con una spalla, ma l’arbitro aveva visto un braccio. Con quel ‘punto’ poi cancellato il n.7 aveva cercato di farsi perdonare l’errore commesso al 32′, quando si era fatto soffiare un pallone da Vargas, che aveva servito Sanchez per il diagonale dell’1-1 cileno. A voler essere fiscali, Webb avrebbe dovuto far ripetere anche l’ultimo rigore del Brasile, perchè Neymar non ha perso il vizio della ‘paradinha’ e l’ha calciato fermando per un attimo la rincorsa. Peraltro il portiere cileno Bravo, futuro compagno di ‘O Ney’ nel Barcellona non ha protestato per far rilevare la possibile infrazione, e il resto l’ha fatto Rojas calciando sul palo. Così l’eroe del Brasile è diventato Julio Cesar e in questa favola di portieri sta il significato della rincorsa della Selecao che continua. Da Barbosa a colui che porta il nome di un grande personaggio della storia c’è un mondo, e forse anche un Mondiale, profondamente diverso da ciò che era…..

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