TORINO – Incalza l’attività antiriciclaggio della Guardia di Finanza di Torino, finalizzata sia alla ricostruzione dei flussi di denaro riconducibili ai proventi di reati gravi sia al monitoraggio dell’operatività posta in essere da quei soggetti che “muovono” con frequenza titoli e denaro, come le agenzie di money transfer, le agenzie immobiliari, le sale scommesse ed i professionisti.

gdfI Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria Torino, impegnati nello specifico settore dell’antiriciclaggio, nell’approfondire centinaia di operazioni finanziarie sospette, hanno rilevato, nel corso del 2013 ed il primo mese del 2014, tra gli altri, passaggi illeciti di denaro contante per 9.270.000 euro.

In particolare, nell’ultimo anno le Fiamme Gialle ne hanno ricostruiti almeno una trentina, per importi variabili tra i 9.000 ed i 500.000 euro, tutti oltre il limite consentito dalla legge.

Infatti, il trasferimento di contante o titoli equiparati oltre la soglia prevista (il cui limite è attualmente pari a 1.000 euro) deve avvenire avvalendosi di intermediari abilitati (banche, Poste Italiane, ecc.). In caso contrario, le sanzioni previste variano da un minimo dell’1% ad un massimo del 40% dell’intero importo oggetto di transazione.

Non sono sfuggiti neanche gli assegni in bianco, senza l’indicazione del beneficiario, e le operazioni artificiosamente frazionate, riferibili ad un unico negozio giuridico.

Le sanzioni sono fioccate indistintamente su imprenditori intenzionati ad occultare i proventi dell’evasione fiscale, su soggetti acquirenti di immobili parzialmente pagati in nero o su altri tipi di operazioni poco trasparenti od illecite.

Tra i casi più singolari possono essere segnalati i seguenti:

– una badante italiana, alla morte del proprio assistito, ha ricevuto un’eredità di circa 3.000.000 di euro. Ne ha prelevati 2.000.000 in contanti e li ha trasferiti a persona di sua fiducia per nasconderli ad eventuali pretendenti all’eredità. Dopo circa un anno, la somma di denaro è stata nuovamente restituita in contanti alla badante che li ha utilizzati per l’acquisto di immobili;

– due soggetti, nel corso di una compravendita immobiliare, hanno dichiarato in atti un valore dell’immobile inferiore a quello realmente pagato. L’importo indicato è stato di 90.000 euro, mentre la somma extra, consegnata in contanti, è stata di  100.000 euro. Nell’occasione, oltre alla violazione alla normativa antiriciclaggio, sono state contestate quelle relative ai tributi evasi con l’operazione immobiliare.

Il mantenimento di un livello elevato di attenzione su questa tipologia di trasferimenti di denaro e valori è assolutamente necessario, atteso che le ragioni che hanno spinto il legislatore ad abbassare la soglia entro cui è consentito l’uso del contante, in favore della tracciabilità dei pagamenti, sono riconducibili al contrasto al riciclaggio di denaro “sporco”, alla lotta all’evasione fiscale ed a quella del finanziamento al terrorismo internazionale.

 

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