TORINO – Dal 2008 ad oggi, in Piemonte, l’edilizia ha perso 40 mila posti di lavoro e qualche migliaio di aziende.

ediliziaÈ il bilancio tracciato dalla Fillea, il sindacato di settore della Cgil. “Solo nel  2013 i posti persi sono stati oltre 4mila – dice Lucio Reggiori, segretario generale Fillea-Cgil Piemonte – e le previsioni per il 2014 dicono che vi sarà un ulteriore calo. Se non riparte il settore – sostiene – sarà ancora più difficile uscire da questa crisi”.

I numeri della crisi dell’edilizia, in Piemonte, secondo Reggiori, “Sono importanti e consistenti, ma non sono portati alla ribalta come avviene per altri settori. Per avere visibilità – prosegue – i lavoratori sono saliti su ciminiere e gru a decine di metri di altezza, anche in condizioni avverse, mettendosi in situazioni di rischio, perché altrimenti sarebbero stati ignorati o non considerati”.

Tra le cause della crisi, secondo il segretario regionale della Fillea Cgil, ci sono la mancata realizzazione delle grandi opere: “Basti pensare – dice – al Piano Città di Torino e Settimo Torinese, al Traforo del Col di Tenda, alla Pedemontana di Biella, alle opere di manutenzione di strade e autostrade”.

Per il sindacato, oltre a riprendere i lavori citati, occorre mettere in campo progetti per gli alloggi popolari con le ristrutturazioni del patrimonio esistente e il recupero di aree e alloggi oggi dismessi, al rigenerazione dei centri urbani e dei centri storici, favorendo ristrutturazioni e aggiornamenti, favorire con opportune politiche la messa in sicurezza delle abitazioni, le opere per il risparmio energetico e la coibentazione.

Un altro capitolo, sostiene ancora il sindacato, riguarderebbe il riutilizzo dei siti produttivi dismessi, ma sempre ai fini produttivi, o la bonifica.

Resta poi il problema del contratto di lavoro nazionale.  Ance e cooperative avevano di recente avanzato una serie di proposte considerate da Flillea Cgil, “indecenti”: andare al rinnovo senza aumento delle retribuzioni ed eliminare l’Anzianità Professionale Edile (Ape) . “Questo è inaccettabile – conclude la Fillea Cgil -. Dopo lo sciopero e la manifestazione di Milano, il 2014 inizierà con la continuazione dello stato di agitazione e le ulteriori iniziative per garantire il diritto al contratto e al mantenimento dei diritti dei lavoratori”.