CUORGNÈ – «Mi fermo qui. Lascio Sinistra Ecologia e Libertà.» Santho Iorio ha preso la sua decisione.

Santho Iorio

In una lettera inviata ai vertici nazionali e locali ha spiegato i motivi che lo hanno spinto a non partecipare al congresso provinciale di sabato e domenica scorsa e a lasciare il movimento politico che ha contribuito a fondare.

Lascia così, un pilastro del partito di Vendola.

«Ci sono momenti in cui bisogna guardare in faccia la realtà e prendere decisioni che sono già mature. – Prosegue Iorio – Ho preso atto con lucidità della sconfitta politica di Sel. È triste e doloroso ammetterlo ma è così, non siamo riusciti a costruire il partito che sognavamo. In questi anni, con costanza, generosità e impegno, ho assunto responsabilità di direzione politica a livello regionale, provinciale e locale, nella speranza di costruire un partito riformista così come avevo ascoltato nelle parole di Nichi  Vendola che, al congresso fondativo di Firenze, parlava della voglia di costruire un “partito nuovo” e non un nuovo partito, l’ennesimo ed autoreferenziale partitino del 3%.»

Iorio pensava che fosse nato un partito che «sapesse lasciarsi alle spalle le provenienze delle donne e degli uomini che vi aderivano per costruire un soggetto nuovo e plurale, che fosse la casa di tutti coloro che volevano dare una speranza e una prospettiva al Paese costruendo una nuova sinistra sganciata dai modelli arcaici e logori del secolo scorso. Ho vissuto con entusiasmo e speranza il progetto di una nuova formazione politica che sviluppasse a tutti i livelli una cultura e pratica di governo, seria, coerente, responsabile, possibile.»

Ma a quanto pare non stava nascendo il partito sognato. «In questi tre anni ho combattuto contro le ambiguità che hanno caratterizzato l’azione politica di Sinistra Ecologia e Libertà. Un giorno antagonisti e il giorno dopo, per convenienza, più appiattiti che mai sulle posizioni del PD. Soprattutto in Piemonte – commenta Iorio – abbiamo visto ammantare di nobili ideali pessime azioni motivate esclusivamente dall’interesse personale di alcuni. Le ho evidenziate, ma mi sono sentito dire che per il bene del partito e di tutti non era ancora il momento di affrontare il problema, ma quel momento non è arrivato mai. Ho biasimato la violazione sistematica delle regole statutarie o la creazione di nuove ad uso e consumo dei soliti pochi e noti, com’è accaduto con le parlamentarie di dicembre, dove la base aveva sancito un vincitore, ma i vertici regionali e nazionali ne hanno riconosciuto e imposto un altro. Ho sopportato senza mai far trasparire all’esterno il mio disagio, ma tentando di lavorare all’interno affinché si abbandonassero le diatribe interne basate esclusivamente sui personalismi e non sulla politica, perché credevo che potesse essere utile a migliorare Sel. Ho sperato nella capacità dei gruppi dirigenti di far uscire Sel dalle secche dell’ambiguità a cui il partito si è votato in modo particolare negli ultimi mesi. Speranza vana per una classe dirigente vecchia e logora, legata a cliché e stereotipi obsoleti, interessata solo all’autoriproduzione. E il mediocre risultato elettorale lo attesta. Sinistra Ecologia e Libertà, evidentemente per non urtare da una parte quello che in ogni caso considera il suo alleato naturale, il PD, e per non scontentare la parte più radicale del suo elettorato,  non parla d’altro se non di immigrati e femminicidio, temi nobili ed importanti che però, chiaramente, non esauriscono le problematiche che riguardano la vita quotidiana delle persone che ci siamo candidati a rappresentare. Non si è prodotto e stimolato alcun elemento oppositivo al governo Letta. Non si è fatta una minima campagna politica né sulle spese militari né sul reddito di cittadinanza, temi questi che hanno caratterizzato Sel e che hanno un consenso e vera potenzialità nel paese. Quel che è peggio è che dopo aver letto l’unico documento congressuale dove si evince con chiarezza l’ ambiguità tra il radicalismo più antico e l’inseguimento del PD, l’ analisi trova un’ impietosa conferma. Ci si trova davanti ad un bivio: o rilanciare l’idea della costruzione di una grande organizzazione politica della sinistra, o (pur non nascondendo il rischio di derive opportunistiche) costituire un’ala del Pd provando a far sì che questo partito si radichi con convinzione nella tradizione del socialismo europeo.
In questo già sconfortante situazione Sinistra Ecologia e Libertà sta a celebrando i suoi congressi, prima il provinciale, poi il regionale e infine quello nazionale. A rendere tutto ancora più desolante è stata la ricerca spasmodica di nuovi tesserati, non importava come la pensassero l’importante era che facessero giuramento di fedeltà al proprio “capetto” e fossero pronti a diventare “truppe cammellate” seguendo pratiche becere da vecchia politica. Non contano le idee, i documenti programmatici, non conta la proposta politica di cui si è portatori, contano solo ed esclusivamente le tessere che hai fatto. Anche noi, come circolo, abbiamo ricevuto il pressante invito a fare quante più tessere fosse possibile e aver così riconosciuto e/o confermato un ruolo dirigenziale all’interno del partito. Consapevoli, che, dati i numeri in campo, profondendo anche solo il minimo impegno, saremmo stati determinanti per la vittoria di una delle due parti contrapposte, tuttavia, saremo ingenui, ma crediamo che essere capaci dirigenti di partito non significhi solo fare più tessere di qualcun altro…»

Santho Iorio non chiude totalmente alla politica, ma lascia uno spiraglio aperto: «Tenterò di recuperare il mio perduto entusiasmo, nella convinzione incrollabile che la politica non sia solo interesse di pochi sulle spalle dei tanti.»